Cynolebias albipunctatus


Cynolebias albipunctatus

di Stefano Valdesalici.

Questo piccolo articolo vuole essere d’aiuto per aumentare la conoscenza su un interessantissimo e difficile killi : il Cynolebias albipunctatus (e i pesci del gruppo porosus) descritto da COSTA e BRASIL nel 1991.
Dopo l’ultima revisione sistematica effettuata dal dott. COSTA, appartengono a questo genere sette specie descritte scientificamente, tutte diffuse nell’area settentrionale del Brasile (principalmente nello stato di Bahia e Minas Gerais). Hanno tutte grosse dimensioni, il mio maschio selvatico adulto ha raggiunto una lunghezza totale di 150 mm circa !
La popolazione attualmente presente nell’hobby proviene dalla zona settentrionale dello Stato di Bahia in una pozza vicino alla città di Juazeiro (e vicino alla località tipo: Uauà), si conosce un altra popolazione (attualmente persa?) diffusa a grande distanza: Itacarimbi (stato di Minas Gerais)!
Sono principalmente predatori di Simpsonichthys (ad esempio ad Itacarimbi è simpatrico di Simpsonichthys magnificus), sono pesci come i Megalebias dalla velocità di crescita eccezionale, mai abbondanti nei luoghi di ritrovamento, veramente poco attivi, ma fulminei quando una preda potenziale passa loro a tiro, i maschi rimangono nel loro territorio per tutta la giornata quasi fermi. Le femmine invece si muovono nei vari territori dei maschi e sono queste a corteggiare e stimolare il maschio per indurlo alla riproduzione. La riproduzione avviene in profondità nel substrato. Alcune femmine presentano macchie laterali (10% nella popolazione di Juazeiro) e macchie sia sul peduncolo caudale sia nella zona centrale del corpo (popolazione di Itacarimbi).
Normalmente le pozze in cui si ritrovano hanno acqua estremamente alcalina e molto torbida, ed è forse per questo che la maggior parte delle uova scompare nei sacchetti con la torba (normalmente piuttosto acida), devo sperimentare un nuovo tipo di torba “alcalina”!
Molte volte muoiono anche prima del completo essiccamento della pozza, a causa forse di predatori (uccelli?). Nei luoghi di ritrovamento, caratterizzati da un paesaggio semi-arido e di boscaglia (chiamato “Catinga”) alla fine della stagione delle piogge, che in quest’area del Brasile va da novembre a febbraio circa, la profondità dell’acqua è molto bassa (attorno ai 200 mm), le piante acquatiche presenti sono Nynphea sp. e Ultricularia sp.
Per quello che riguarda l’allevamento/riproduzione si può allevare un trio in circa 60 litri, anche senza utilizzare nessun tipo di filtro ma cambiando frequentemente l’acqua (l’ideale sono piccoli cambi giornalieri), si può inserire un indicatore a carta tipo “Seachem NH3 alert card” che è utile per evitare problemi di tossicità dell’acqua.
Il tipo di acqua non è molto importante a patto che sia dura e alcalina, è consigliabile aggiungere un cucchiaio da cucina colmo di sale per ogni 10 litri.
Si può inserire come contenitore di riproduzione una vaschetta da 20 litri in plastica riempita con uno strato di 80 – 100 mm di torba.
Si possono allevare i pesci in vasche separate da 10 – 20 litri (in questo modo le femmine si riempiono di uova) e metterli a riprodurre solo per alcune ore al giorno (2-3 ore) in una vaschetta da 10 litri (sempre con uno strato di 80 – 100 mm di torba) avendo l’accortezza di tenerli sempre sott’occhio per evitare perdite.E’ consigliabile raccogliere la torba settimanalmente in quanto le uova (che hanno un diametro di circa 2 mm) ammuffiscono spesso e velocemente in acqua. Questa va posta ad incubare piuttosto secca in un luogo buio a circa 26°C, il tempo di incubazione e di circa 5-7 mesi secondo la letteratura, ma dipende da molti fattori: temperatura d’incubazione, umidità della torba, è quindi raccomandabile controllare sporadicamente il loro sviluppo. Nelle uova di pesci selvatici ho riscontrato uno sviluppo accelerato, dopo sole cinque settimane dalla data di raccolta circa metà delle uova ancora presenti erano pronte per schiudere (questo succede anche con i Nothobranchius selvatici) ad una temperatura di circa 28°C. Ho usato le parole “ancora presenti” perché normalmente solo il 20-30% delle uova si ritrova nei sacchetti (riempiti con la normale torba “acida”) dopo due settimane dalla raccolta. Quando sono pronte le si schiude con le normali tecniche (che si applicano per tutti gli “annuali”), normalmente non si hanno “belly-slider”, e i piccoli mangiano da subito naupli d’artemia appena schiusi e piccoli “grindal worms”; la sex-ratio è normalmente molto equilibrata in tutte le uova di pesci selvatici (l’unica nota negativa l’ho avuta con uova che ho inviato in Portogallo dove sono nati solo maschi). L’alimentazione deve essere principalmente con cibo vivo, personalmente ho trovato un ottimo sostituto ai pesci vivi (peraltro ottimo alimento) con i lombrichi, che si sono dimostrati estremamente digeribili, appetibili, ma soprattutto completi dal punto di vista nutrizionale, si possono utilizzare nella crescita degli avannotti (che è consigliabile allevare separatamente) anche mangimi surgelati come larve rosse di zanzara (Chironomus), artemia salina adulta, cuore di manzo o altri “pastoni casalinghi”.